Sinestesie della Memoria

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Sinestesie della Memoria (2014)

<<Ogni nuovo atomo d’odio rende il mondo più inospitale di quanto già non sia>>. É la riflessione profonda e toccante di Etty Hillesum, autrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah, che morì ad Auschwitz il 30 novembre del 1943. Parole che assurgono a monito universale per i crimini perpetrati nei confronti degli ‘indesiderabili’, di coloro che sono ‘diversi’. Parole che riecheggiano negli spigoli e anfratti bui del Jüdisches Museum di Berlino: luogo delle rimembranze, portatore delle cicatrici della storia. La luce penetra attraverso crepe e fenditure asimmetriche, quasi ad evocare delle taglienti lame che ‘feriscono’ la levigata facciata del complesso monolitico. L’architettura diventa concetto e gli spazi sono sapientemente ricavati dall’alternanza di pieni e vuoti per originare smarrimento, ansia e dolore nei visitatori.

Alessandro Romeo è uno di loro: usa l’obiettivo come un testimone muto del dramma che si compie davanti ai suoi occhi. Le ombre asfissianti e le architetture spigolose attraversano gli ambienti, quasi a voler colpire l’animo, che non può sottrarsi alla conoscenza di un amaro passato. I chiari e gli scuri sollecitano delle domande; l’ossimoro tra ciò che è stato e ciò che non è più reclama delle risposte. Eterni dualismi tra finito e infinito, tra speranza e delusione, tra ricordo e oblio ritornano potenti, di fotogramma in fotogramma. Bianco e nero, positivo e negativo, sembrano lottare per cercare il sopravvento l’uno sull’altro. Il momento del riscatto è affermato in un percorso obbligato, tra equilibri instabili, in cui l’uomo è portato ad urlare la sua dignità.

Primo Levi, intellettuale italiano, di famiglia ebraica, scriveva: «Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso». Da tale considerazione prendono vita le sinestesie di Alessandro che, in un processo di conversione dei pensieri, focalizza l’attenzione su allucinate visioni prospettiche, successioni di piani, riverberi e bagliori, che sottendono le ferite indelebili della memoria.

Aurelia Nicolosi (storica dell’arte)

 

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